Boffo, Feltri e il convitato di pietra
Il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, e l’ex direttore di Avvenire, Dino Boffo, si sono incontrati ieri a pranzo a Milano al ristorante “da Berti”, storico e poco appartato indirizzo in zona Stazione centrale. Con loro c’era Renato Farina, parlamentare del Pdl e firma dello stesso Giornale. La proposta di incontrarsi a pranzo è venuta da Feltri, ed è stata la prima occasione di chiarimento dopo che lo scorso 28 agosto il direttore del Giornale spacciò per vero un documento falso sull’ex direttore di Avvenire costringendolo alle dimissioni.
17 AGO 20

Il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, e l’ex direttore di Avvenire, Dino Boffo, si sono incontrati ieri a pranzo a Milano al ristorante “da Berti”, storico e poco appartato indirizzo in zona Stazione centrale. Con loro c’era Renato Farina, parlamentare del Pdl e firma dello stesso Giornale. La proposta di incontrarsi a pranzo è venuta da Feltri, ed è stata la prima occasione di chiarimento dopo che lo scorso 28 agosto il direttore del Giornale spacciò per vero un documento falso sull’ex direttore di Avvenire costringendolo alle dimissioni. Una location molto in vista, per un incontro di carattere riservato. Infatti, seduti in tavoli vicini c’erano il giornalista del Corriere della Sera Piergiorgio Lucioni, il candidato presidente per il centrosinistra in Lombardia Filippo Penati, la senatrice del Pd Anna Serafini, il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi e il segretario del Pd Lombardia Maurizio Martina.
La ricostruzione offerta da Feltri a Boffo conferma quanto scritto dal Foglio nei giorni scorsi: Feltri, in sostanza, ha pubblicato il documento falso perché fattogli avere da una “personalità della chiesa” della quale, come ha detto lo stesso Feltri al Foglio sabato scorso, “ci si deve fidare istituzionalmente”. La sua versione resta sempre la stessa: il plico gli è stato consegnato materialmente dalla gendarmeria vaticana. Quest’ultima notizia Feltri l’aveva già data lo scorso 2 settembre a “Radio anch’io”, quando aveva detto che “la velina” gli era arrivata “non dai servizi segreti, ma della gendarmeria del Vaticano”. Una notizia, tuttavia, che sempre il 2 settembre scorso venne smentita dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi: “Smentisco nel modo più categorico questa infondata affermazione”, aveva detto Lombardi. “Postino” a parte, ciò che manca, se ci sia, è il nome di un mandante istituzionale del “fatale recapito” che avrebbe procurato le carte a Feltri. I due non avrebbero affrontato l’argomento.
Al Foglio risulta da buona fonte che alcune telefonate fatte con lo scopo di avvalorare il documento falso sono arrivate a Feltri dal direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian. Chi poi abbia avuto l’autorità di muovere un postino vaticano, e se questo abbia un significato riguardo al diretto superiore del direttore dell’Osservatore, la segreteria di stato, è questione ancora discussa. Anche dopo un frugale pranzo.